Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia
25. Musica religiosa: il Memoriale, l’Infinito, il Tutt'Altro
Nel paragrafo precedente abbiamo esaminato alcuni problemi della musica religiosa e liturgica. Alcuni esperti hanno analizzato anche l’aspetto iconico-immaginifico che ad essa si ricollega, rilevando che in esso si accentuano o esaltano miti della “eterna giovinezza”, molto lontani dalle realtà e i problemi del mondo adulto.
Oltre al prevalere di tali miti, nei repertori giovanili sono introvabili temi impegnativi fondamentali, come dolore, sofferenza, morte e vita futura, da sempre presenti nella musica religiosa, sia colta che popolare. Altri temi sembrano legati alle attuali logiche pubblicitarie di mercato e di massa.
Tali caratteri banali indeboliscono o svuotano un’autentica visione religiosa. Tale musica non esprime efficacemente dimensioni fondamentali, sotto l’aspetto rituale e liturgico come, ad esempio, il memoriale, evento religioso fondamentale. Esso, infatti, esprime il collegamento del presente con quel passato che, rinnovandosi sempre, opera attualmente in noi (56).
Restringendo la musica sacra ai soli linguaggi musicali moderni si rinuncia a simboli importanti e a significati profondi, riducendo tutto all’immediato, piacevole, emotivo e superficiale. A questo riguardo L. Scheffczyk rimarca che la musica litugica deve trasporre in sé la parola della Rivelazione. Per attuare ciò, però, deve muovere-da o condurre-a un “ascolto accogliente” e a un “impulso attivo di partecipazione” (57).
Queste riflessioni sui rapporti fra dimensione estetico-artistica da un lato, e fede ed esperienza religiosa dall’altro, fanno emergere ulteriori aspetti riguardanti la riflessione della filosofia della religione.
L'esperienza estetica-artistica rimane legittima nel suo tendere o aderire a ciò che è esteriormente accessibile, o nell’indugiare, soffermarsi e compiacersi nell’apparizione e manifestazione plastica.
L’esperienza religiosa, invece, esige sempre un’apertura totale alla realtà, alla potenza, alla presenza e all’attrazione dell’Infinito e del Tutt'Altro, che si rivela donandosi. Per la fede e la religione ciò è essenziale e insostituibile.
Musica religiosa e sacra, quindi, non possono soffermarsi al compiacimento estetico interiore o indugiare nelle proiezioni soggettive. Il loro senso risiede nell’impegno costante a raggiungere nel profondo e coinvolgere totalmente la persona di fronte al divino (58).
Queste riflessioni sulla necessità d’interpretare, comprendere ed esprimere la religione e la fede con l’arte, come vedremo, coinvolgono anche i problemi della comprensione. (Continua)
Note:
56) R. A. Leasver, La musica liturgica come anamnesi, in R. A. Leasver, J. A. Zimmerman (a cura), Liturgia e musica. Formazione permanente, Città del Vaticano 2002, 422-438.
57) L. Scheffczyk, Lex orandi – lex credendi. La liturgia norma di fede in G.M. Steinschulte, Musica Spiritus Sancti numine sacra, Città del Vaticano 2001, 49.
58) J. Hessen, Religionsphilosophie, 2 vv., Essen 1948; Schmitz, Filosofia della religione, cit., 111-117.
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(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)