Cap. 4° Metafisica, fede, religione
32. Per un autentico “realismo critico”
Nei due paragrafi precedenti abbiamo esaminato le condizioni di un nuovo realismo proposto in tempi recenti nell’ambito filosofico. Il promotore è indicato in Maurizio Ferraris, filosofo teoretico professore all’Università di Torino. Riportiamo qui i punti salienti d’una sua intervista, che sembrerebbero utili per un realismo critico.
Egli parte dal fallimento di alcuni dogmatismi centrali del post-moderno e del pensiero debole: a) realtà come costruzione sociale manipolabile a piacere; b) nozioni di verità e oggettività inutili; c) fatti come mere interpretazioni.
Il realismo diffida delle semplificazioni sia del naturalismo riduzionistico che del culturalismo postmoderno, errori simmetrici e gravi. Distingue, quindi, gli oggetti naturali, indipendenti dai nostri schemi concettuali, dagli oggetti sociali che invece ne dipendono.
Ferraris distingue pure l’antropologia descrittiva dall’etica prescrittiva nella quale non si può prescindere dal giudizio. La realtà, comunque, esiste, è un’esperienza quotidiana che da sempre confuta e smentisce quanti la negano.
Accertare la realtà, però non significa accettare solo ciò che dicono le tecnoscienze. Esse solo soltanto mezzi per conoscerla e trasformarla. Che cosa e come trasformare, però, non si può decidere una volta per tutte. Qui può innestarsi il pensiero significativo di Antonio Da Re, filosofo morale, professore all’università di Padova.
Egli aggiunge a quest’impostazione la necessità di evitare ogni interpretazione materialistica dell’oggettività. Ritiene anche il concetto di “essere”, più coraggioso di quello di “realtà”. Essi, però, non si possono indagare con un unico metodo, che immiserirebbe enormemente la conoscenza.
È necessario, quindi, un pluralismo epistemologico, non limitato alle discipline scientifiche ma aperto a tutti i saperi, compresi l’ontologia e la metafisica. È necessario distinguere i diversi tipi di verità, da quelle fattuali, frutto di esperienza, a quelle scientifiche, a quelle più generali, filosofiche e religiose.
La ricerca della verità è il miglior antidoto alla violenza, le ingiustizie e i soprusi. L’antirelativismo, quindi, è liberante. Il postmoderno, invece, riduce tutto a costruzione sociale, mentre il naturalismo riduzionista riduce tutto a natura.
Come tutti i riduzionismi essi sono infondati poiché negano o trascurano: distinzioni, analisi, differenze, classificazioni. Questi strumenti concettuali, però, sono indispensabili per riconoscere la pluralità delle realtà distinte: essere, natura, società.
Le distinguono, inoltre, da quei pensieri che non sanno distinguere il sociale dal naturale, nei quali, però, si prendono decisioni etiche assai difficili. Realismo significa capire che i fatti non sono “dati bruti” ma sistemi complessi e talora ipercomplessi che esigono continue interpretazioni.
Esse non devono essere arbitrarie, benché possano essere più o meno vere o false. Di qui la necessità di un realismo veramente critico e consapevole. Ferraris conclude indicando tre parole per lui chiave del nuovo realismo. Ontologia o riferimento all’essere; critica o conoscenza della realtà; illuminismo come capacità di pensare con la propria testa e sapersi mettere nella testa degli altri.
Note:
55) A. Lavazza, Diventeremo tutti realisti? Intervista a M. Ferraris e A. Da Re, In Avvenire, 2.11.2011, p. 26.
(Prossimo testo: Cap. 4° Metafisica, fede, religione 33. Filosofia analitica, metafisica)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)
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