giovedì 12 gennaio 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione

Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo


11. Religioni: investimenti costitutivi di senso


Nel paragrafo precedente abbiamo rilevato che, da sola, un’esperienza religiosa non fonda una religione e che la dimostrazione della sua verità non esaurisce totalmente i problemi relativi al sacro. La sua comprensione esige una ricomposizione delle cognizioni da essa acquisite, ed espresse alla luce di una struttura sensata della realtà.

Nel corso della vita umana e della storia, però, le conoscenze, esperienze e strutture che si riferiscono ad essa possono mutare, essere confermate o dissolte. Tutto ciò rende le esperienze religiose non ripetitive, né identiche sempre e ovunque, né riproducibili o manipolabili a piacere. Inoltre, possono costituire punti di partenza o di arrivo.

Questi loro caratteri eludono, superano e sconvolgono i criteri e i canoni ai quali è vincolata la scientificità. Gli elementi fondamentali di un’esperienza religiosa riguardano la convivenza umana (antropofanie) e le diverse attuazioni e realizzazioni nel mondo (23). Si dividono in manifestazioni di: orientamento, partecipazione, contrasto.

Le manifestazioni di orientamento e partecipazione riguardano molti aspetti dell'esistenza umana. Le manifestazioni di contrasto, invece, evidenziano la diversità o alterità del sacro e del divino dall'umano. Esse mostrano all’uomo la sua condizione concreta e storica di essere finito, contingente, caduco, perduto, peccatore.

L’espressione di contrasto più importante e sconvolgente è quella dell’essenza minacciata da se stessa e, tuttavia, sempre aperta all’esperienza della salvezza e della pienezza. Tale espressione fa emergere l’importanza delle esperienze e dei temi di: perdono, riconciliazione, grazia, partecipazione e comunione.

Religione e religioni, se autentiche, mostrano all'uomo la polivalenza della sua condizione. Da un lato le sue immense potenzialità, dall’altro i limiti e le negatività che le ostacolano, infine la costante apertura alla salvezza, che rende possibile e fiducioso l’arduo cammino verso la pienezza (24).

In una prospettiva gnoseologica puramente razionalista e naturalista, questi aspetti sono difficili o impossibili da cogliersi, comprendere e organizzare. Solo chi vive l'esperienza religiosa può testimoniarli e parteciparli come messaggi.

La religione-istituzione, poi, li inserisce e integra nelle sue tradizioni comunitarie, che generano e danno luogo alle comunità credenti (chiese, movimenti, ecc.), nelle quali le persone si donano a Dio e si aprono agli altri, superando la pura naturalità dei gruppi.

Ciò avviene, soprattutto, nelle religioni universali, che comunicano la salvezza a tutti, superando vincoli e limiti di famiglia, tribù, etnia, razza, casta, stirpe, cultura ecc.

L'antropologia della religione o del sacro rileva la presenza ininterrotta delle esperienze religiose fin dalla più lontana preistoria. Mostra anche come, riconoscendo il sacro, il divino e il trascendente, l’uomo riesca a comprendere se stesso e la realtà mondana. (Continua)


Note:

23) Cfr Is 6, 1-9.

24) J.H. Hick, Philosophy of Religion, Englewood Cliffs N.J. 1963; Schmitz, Filosofia della religione, cit., 54-66.


(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 12. Ulteriorità e trascendenza: alcuni percorsi)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

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