Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo
15. Neopaganesimo a misura d’uomo
I termini: paganesimo, neopaganesimo, ritorno al paganesimo, indicano una realtà diffusa ma tutt’altro che chiara. In un recente libro: “La rinascita del paganesimo”, gli autori introducono il problema, indicandone due aspetti fondamentali (31). Il primo è la rinnovata consapevolezza dei limiti degli esseri umani e del fallimento dei sogni della modernità. Il secondo è la volontà di uscire dal monoteismo, inteso come assolutismo della verità, che produrrebbe violenza. Di qui la volontà di ridare spazio agli dèi.
Il neopaganesimo attuale vorrebbe realizzare: un’esistenza piena, appagante e serena; un’umanità totalmente riconciliata con sé e la natura; le società libere, prospere e fraterne fondate sull’impegno umano; un’umanità eticamente libera e spiritualmente raffinata; uno spirito critico dotato di pieno equilibrio.
I miti tragici antichi: Sisifo, Prometeo, Titani, Icaro ecc. significavano, però, gli immensi desideri umani irraggiungibili. I miti neopagani moderni, dei secoli XIX-XX: nazionalsocialismo detto “nazismo”, fascismo, marxismo, comunismo ecc. indicano invece, qualcosa sommamente negativa: la volontà assoluta di imporre ad ogni costo tali illusioni. Di qui le terribili catastrofi umane conseguitene.
Il tragico errore moderno stravolse gli antichissimi miti, con l'illusione dell’onniscienza e l'abbaglio dell’onnipotenza tecnoscientifica. Le socioculture moderne vollero eliminare dalle intelligenze e le coscienze le aperture al divino, al religioso, all’etica, giudicati infantili e irrazionali.
Tali mitologie-ideologie pagane fecero di queste socioculture i ricettacoli dei peggiori sottoprodotti pseudo-umani e pseudo-culturali: deliri di potenza, illusioni, superstizioni, magie, occultismo, spiritismo, astrologia ecc.
Ciò mostra che in ogni ambito: religioso o secolare, tecnologico o scientifico, filosofico ecc. avviene sempre un conflitto. Da un lato vi sono gli atteggiamenti preclusivi verso ogni apertura e spazio di creatività (razionalismi), oppure le pretese di aperture totali, che gettano le persona in balia dell’indifferenza verso ogni forma di verità (irrazionalismi).
Dall’altro vi sono le consapevolezze della necessità di verità, sensi e valori (ragionevolezza critica). Politeismo e paganesimo si auto-attribuiscono la libertà e creatività infinite, senza vincoli posti dalla verità e da impegni religiosi o etico-morali. Essi produrrebbero una vita lieve, guidata solamente dal sentirsi a proprio agio.
La loro unica forma di salvezza è quella immediata, a portata dell’uomo, opposta alla salvezza totale e profonda, ardua da raggiungere. Ritorna la mitologia. Per la vecchia modernità: una religione chiusa e ridotta entro i limiti della sola ragione, a misura d’uomo, facile da conseguire. Per il politeismo postmoderno: una salvezza chiusa e ridotta entro limiti umani, facile da conseguire. (Continua)
Note:
31) G. Canobbio, F. Dalla Vecchia, R. Maiolini, Introduzione, in Id., La rinascita del paganesimo, Brescia 2011, 5-6.
(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 16. Monoteismo e monoteismi)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)
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