mercoledì 18 gennaio 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo


17. Monoteismi pagani, filosofici, monoteismo ebraico


Nel paragrafo precedente abbiamo esaminato le difficoltà che s’incontrano, nel parlare di Dio, per esprimere il reale significato di uno e unità. A. Manaranche nota giustamente che il semplice termine di “monoteismo” esprime realtà molto diverse.

Vi sono infatti: monoteismi pagani (Rog, Imana, ecc.); monoteismi filosofici riguardanti l’Essere supremo: monoteismo ebraico, basato sull’elezione di un popolo unico; monoteismo trinitario cristiano, che approfondiremo; monoteismo islamico che rifiuta ogni uso del plurale in Dio.

Inoltre, per ciascuno di essi dobbiamo considerare diversi: a) luoghi divini: cosmo, natura, storia, coscienza, ecc.; b) fondamenti: elezione, rivelazione, sola ragione, esperienza antropologica ecc.; c) aspetti culturali: monoteismo locale, universale, non esportabile, missionario.

Manaranche conclude, quindi, che senza chiarire ognuna delle differenze indicate, il discorso diviene inconcludente. Oscilla, perciò tra un vago deismo non riscontrabile in alcuna confessione, la regressione a un sincretismo mistico fra cristianesimo e islamismo, fino alle “comode tenebre del neo-platonismo” (35).

Riguardo al Cristianesimo abbiamo significative indicazioni storiche. Già nei suoi primi secoli esso fu giudicato: un ateismo, dai sostenitori della religione imperiale; un politeismo, dai contrari all’Unitrinità; un monoteismo riduttlvo, dagli ansiosi di definizioni.

Anche per la fede ebraica è necessario distinguere accuratamente fra esigenza religiosa e/o filosofia neo-platonica. L’Uno neoplatonico, infatti, poteva accordarsi anche coi politeismi. La fede ebraica, invece, professò sempre il Dio Unico, come affermazione salvifica, soteriologica, non puramente teoretica. Essa professava Dio, Unico salvatore possibile, per un popolo eletto in modo unico.

Dire monoteismo ebraico, quindi, significa applicare un termine astorico molto astratto a una realtà storica molto concreta. L’Alleanza è il rapporto dell’Uno con uno. Con grande scandalo e disappunto dell’illuminismo europeo, questo fatto non si può giustificare razionalmente, come non si può giustificare umanamente l’esistere e persistere della nazione ebraica.

Tutto ciò mostra che il monoteismo ebraico non può assolutamente essere equivocato o confuso con un monoteismo che esprima: un “paganesimo che ha un solo dio” (36). L’ebraismo proclama l’Unicità unica di Dio che, centrato sulla sua consistenza interna, chiama fuori da sé un’unicità che gli risponde.

Storicamente, il monoteismo ebraico parte dall’esperienza della redenzione che coinvolge la creazione (37). La fede ebraica esprime chiaramente il proprio monoteismo nel libro del Deuteronomio: “Unico Dio è il Signore” (Dt 6, 4) e lo conferma durante tutta la Rivelazione riguardante la Salvezza. Ciò non va mai ignorato, ridotto, sminuito o travisato.

Monoteismo ebraico è l’Unico Dio-salvezza che salva. Il popolo d’Israele professò sempre questa realtà compatta e inscindibile. Ad essa ritornò sempre, nonostante le sue ripetute colpe e le continue infedeltà storiche. (Continua)


Note:

35) A. Manaranche, Dio nella Bibbia, GDR, I, 526.

36) S. Breton, Unicité et monothéisme, Paris, 1981.

37) A. Manaranche, Des Noms pour Dieu, Paris 1980; P. Gisel, La création. Essai sur la liberté et la nécessité, l’histoire et la loi, l’homme, le mal et Dieu, Genève, 1980.


(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 18. Monoteismo trinitario cristiano)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

0 commenti: