martedì 24 gennaio 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo


23. Monoteismo e politeismo: superare i genericismi


Nei precedenti paragrafi (nn. 15-22) abbiamo presentato alcuni aspetti del monoteismo e politeismo, oggi molto discussi. Basandoci sulle scienze della religione abbiamo rilevato l’uso impreciso e inadeguato dei termini posti a confronto.

Ebraismo, cristianesimo e islamismo significano, ciascuno, una realtà, una fede e una religione specifica, ricca di significati e contenuti propri, inconfondibili tra loro. Nei primi due, il discorso su Dio-Salvatore è essenziale. Forzandoli in una categoria comune di “ismi” se ne alterano realtà e significati.

Di Dio e di “salvezza” si parla in modo specifico, esprimendo anche valori sociali e filosofici non separabili dal fondamento di fede e dal contesto religioso, che sono prioritari.

Le peculiarità rilevate dalle scienze della religione, interpellano le teologie. Ebraismo, cristianesimo e islamismo, infatti, presentano teologie proprie e specifiche, come “scienze” della fede. Nei precedenti capitoli abbiamo sovente rilevato che nessuna filosofia della religione può rimanere attendibile e autentica se prescinde dalle scienze della religione.

Riguardo ai tre monoteismi, si aggiunge in più la necessità di considerare i dati teologici come elementi fondamentali. Nel dibattito in corso su monoteismo e politeismo, quindi, va respinta ogni assenza di riferimenti reali e concreti ai dati delle scienze delle religioni, alle riflessioni delle filosofie della religione e alle precisazioni teologiche.

Tali carenze rendono generico e astratto ogni pensiero, immaginando costrutti puramente mentali ed elaborando teorie prive di agganci diretti alle tematiche della fede e religione chiamate in causa. Anche le chiavi di lettura dell’attuale realtà socio-culturale esigono maggiori distinzioni e discernimento critico.

G. Canobbio sottolinea acutamente che la scelta del politeismo, come ricorso individuale a un dio corrispondente ai propri bisogni, dal quale ottenere ciò che serve, è del tutto fragile, riduttiva e fuorviante.

Qui aggiungiamo che è anche confutabile in termini di scienze della religione e di filosofia della religione. La base di tale pensiero dipende dal presupposto, indimostrato, che un unico dio e un’unica verità e salvezza causino intolleranza e violenza. Di qui la preferenza per il pluralismo: olimpo di idoli, verità e salvezze. Pluralismo e politeismo abbandonano la ragione universale a favore di mediazioni mitologiche (46).

I problemi riguardanti verità, certezze, sicurezze, tolleranza ecc., li abbiamo già affrontati nei capitoli quarto e quinto. Nel prossimo paragrafo, quindi, approfondiremo i rapporti specifici del monoteismo e politeismo. (Continua)


Note:

46) G. Canobbio, A ciascuno il proprio Dio e la propria salvezza, in Canobbio, Dalla Vecchia, Maiolini, Rinascita del paganesimo, cit., 75-76.


(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 24. Politeismo antico e contemporaneo)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

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