Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo
25. Nuovi politeismi e critica feuerbachiana
Nel paragrafo precedente abbiamo notato le idee e i contenuti di salvezza piccola, facile e a portata di mano, perseguiti dagli attuali politeisimi e proposti alla fede cristiana. Anche a questo riguardo, sociologia e psicologia della religione offrono dati su cui riflettere.
Le idee-base politeiste si ricollegano all’attuale pullulare di atteggiamenti magico-superstiziosi, che consistono nel volere facili appagamenti di desideri, considerati arbitrariamente bisogni. Così si riduce l’autentica salvezza “soteriologica” a banali “piccole salvezze”, ossia l'attenuare i disagi dell’esistenza quotidiana che, invece, peggiorano. Un esempio significativo viene dall’uso della droga. All’inizio illude con rapide e facili gratificazioni che, rapidamente, diventano assuefazione, fonte d'insostenibili sofferenze.
Per U. Beck, scegliere e costruire i propri dèi, privi di verità, genera pesanti schiavitù illogiche e irrazionali. I politeismi sono esattamente questo, moralmente riprovevoli, aumentano l’infelicità. I pretesi ritorni all’antico vogliono giustificare l’idea che l’antico sia migliore. Si tratta, però, di contraddizioni e auto-inganno.
I politeismi antichi cercavano, imperfettamente ma sinceramente, le manifestazioni del divino, ritenute vere e autentiche, benché diverse. I nuovi politeismi perseguono soggettivismi e individualismi puramente terreni e mondani (50). Non hanno nulla a che fare con gli dèi antichi, aperti a un afflato religioso anche se imperfetto.
J.L. Marion indica i neo-politeismi come ricerca inautentica di idoli poiché cercano uno pseudo-divino ripiegato totalmente sull’uomo e ridotto a sua copia sbiadita e snaturata (51). Ricadono, perciò, nei vecchi errori, ossia nelle proiezioni di propri desideri già smascherate e denunciate da Feuerbach.
Come notammo, Feuerbach eccedette nel formulare un criterio applicato alla religione in modi indiscriminati e arbitrari. Applicato criticamente, però, può aiutare a confutare le degenerazioni pseudo-religiose, compresi i nuovi politeismi (52).
Canobbio sottolinea così la situazione contraddittoria che essi producono: “nel tentativo di appropriarsi del divino per poterne usufruire, lo si rinchiude nella propria misura e quindi lo si destituisce di forza salvante, mentre da esso si sta cercando proprio questa” (53).
Alla metà del secolo XX, M. Buber osservò che l’abbandono di Dio, da parte del pensiero e della filosofia occidentale, derivò dalla pretesa di oggettivare Dio, diluendolo nella fragile soggettività umana, per impadronirsene. Egli giudica passeggero tale fatto (54). Ora riemerge nei politeismi e neo-paganesimi tardivi, frutto d’invecchiate idolatrie.
La svolta moderna verso il soggetto rilanciò la vecchia pretesa di poter creare ciò da cui si attende la salvezza. Ogni autoesaltazione suprema dell’uomo, però, lo annienta senza neppur scalfire l’Assoluto autentico. (Continua)
Note:
50) U. Beck, Il Dio personale, la nascita della religiosità secolare, Roma-Bari 2009, 157.
51) J.L. Marion, L’idole et la distance. Cinq études. Paris 1989, 24-25.
52) Per questi aspetti, cfr cap. 3°, §§ nn. 9-13. F. Tomasoni (Ludwig Feuerbach, Brescia 2011) propone una rilettura di Feuerbach senza le riduzioni dei manuali, che ne fanno un teorico dell’ateismo. La religione come proiezione, che Freud ricalcò, non sarebbe il centro, né Feuerbach avrebbe divinizzato la ragione, ma contribuito a un’antropologia aperta al sensibile, i sentimenti ecc. (S. Petrosino, Rileggere Feuerbach, per la trascendenza della ragione, Avvenire, 17.1. 2012, p. 25). Su ciò ritorneremo.
53) Canobbio, A ciascuno il proprio Dio, cit., 87.
54) M. Buber, L’eclissi di Dio. Considerazioni sul rapporto fra religione e filosofia, Milano 1983, 130-131, 135.
(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 26. Monoteismi evolutivi e monoteismo biblico)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)
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