27. Monoteismo oltre i politeismi
Nel paragrafo precedente abbiamo iniziato ad approfondire i modi d’intendere il monoteismo, nell’Antico Testamento, sottolineando i caratteri di infinita trascendenza e, insieme, di strettissima relazione di salvezza con un popolo, edificato per portarla all’intera umanità.
YHWH significa “Colui che è” indica il Dio d’Israele e il Restauratore di tutto. Questo tetragramma ebraico YHWH, nell’antica versione greca “LXX” fu tradotto col greco “egò eimi ho òn”. Nella teologia scolastica medievale fu tradotto col latino “Ipsum esse subsistens”.
Categorie di diverse tradizioni: orientale, ebraica, occidentale, greca e latina, mostrano che tale monoteismo superava i vari politeismi ed il politeismo inteso come atteggiamento tipico di un pensiero primitivo e di una religione imperfetta, superabili e superati dal monoteismo (60).
Solo dopo alcuni millenni, nell’ultimo decennio del secolo XX, qualcuno formulò una congettura opposta. Sarebbe il monoteismo la forma primitiva, imperfetta, e il politeismo quella successiva raffinata, capace di assicurare libertà e pace all’umanità.
Quest’opinione, però, è smentita dalle scienze della religione oltre che dalla storia. Non trova neppure riscontro nella filosofia della religione. Consegue solo all’attuale dibattito su: verità, unità, pluralismo, tolleranza, certezze ecc., già considerato nei capitoli precedenti, ai quali rinviamo (61).
Formulata da alcuni autori acattolici, riguarderebbe la teologia delle religioni (62). Il loro presupposto è che il pluralismo sia valido in ogni ambito. Politeismi e pluralismo religioso, quindi, non sarebbero deficienze dovute al peccato originale.
P. Knitter definisce “Modello dell’Accettazione” l’idea di Heim, che: 1) le differenze non vanno superate ma difese come vivificanti e rivelatrici; 2) tutte le religioni sono esperienze autentiche e legittime di salvezza; 3) ognuna deve conservare il proprio fine e destino diverso (63).
Il pensiero di Heim, però, è tutt’altro che lineare e coerente, per cui Canobbio si è sforzato di riordinarlo nei seguenti punti. 1) Fra le molte ricchezze offerte da Dio nella creazione, ciascuno è libero di scegliere quelle più conformi ai propri desideri. Dio provvederà a compierle. 2) La salvezza cristiana è la più completa ma altre possono compiersi per chi le sceglie. 3) Trinità, religioni e salvezza fanno conoscere la piena natura del disegno divino. 4) La Trinità mostra i molteplici e diversi fini della pienezza, la libertà sceglie quelli che coglie nella storia che più le corrispondono. 5) La salvezza come comunione mette insieme vari tipi di relazione con Dio (64).
Nel prossimo paragrafo esporremo alcune valutazioni al riguardo. (Continua)
Note:
60) Canobbio, A ciascuno il proprio Dio, cit., 91.
61) Cfr cap. 1°, §§ nn. 12-17; cap. 5°, §§ nn. 1-6.
62) Cfr J. Ries, I cristiani e le religioni. Dagli Atti degli Apostoli al Vaticano II, Brescia 1992; G. Canobbio, Nessuna salvezza fuori della Chiesa? Storia e senso di un controverso principio teologico, Brescia 2009; P. Knitter, Introduzione alla teologia delle religioni, Brescia 2006; K. Becker, I. Morali (eds.), Catholic Engagement with World Religions. A Comprehensive Study, New York 2010.
63) Su S.M. Heim, pastore battista statunitense cfr S. Raja, “Each on Only Way”: the Orientational Pluralism of S. Mark Heim as a Viable Philosophical Theory for Interpreting Religious Plurality, Roma 2007.
64) Canobbio, A ciascuno il proprio Dio, cit., 103-105. Cfr S. Mark Heim, The Depths of the Riches. A Trinitarian Theology of Religious Ends, Grand Rapids-Cambridge 2001, 174, 264, 269, 295.
(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 28. “Modello dell’accettazione”: incoerenze e oscurità)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)
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