Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo
29. Realtà: ricostruzioni incoerenti
Nel precedente paragrafo abbiamo rilevato le domande fondamentali sollevate da Knitter e Kärkkäinen sulle teorie formulate da Heim che, probabilmente, non ne percepì l’intrinseca problematicità. La lettura del pensiero di Heim, da parte di Knitter e Kärkkäinen, è attenta, critica e tuttavia benevola. Può, quindi, individuarne chiaramente le domande alle quali non sottrarsi né sfuggire.
Esse sollevano legittimi interrogativi riguardanti l’autore. Perché non si pone tali domande? Non le intravvede? Non sa rispondervi? Pensa che le sue proposte non consentano repliche? Non percepisce che conducono a vie senza sbocco?
Le annotazioni di Canobbio consentono di avanzare alcune significative ipotesi. Per salvare a ogni costo le diversità storiche umane, Heim toglie ogni “fondamento divinamente stabilito all’antica ed escatologica uguaglianza degli umani” (67). Simile visione, però, è insanabilente riduttivista e relativista.
Giustamente, quindi, Canobbio aggiunge: “se la pluralità delle scelte si radica nella pluralità di aspetti della realtà divina, si rischia di costruire un circolo dal quale non è possibile uscire, neppure con il ricorso alla categoria di comunione” (68). Ciò, inoltre, crea una situazione di grave ingiustizia.
La posizione di Heim, purtroppo, non consente neppure di formulare un concetto condiviso di giustizia, poiché non consente alcun criterio di unicità. Per lui, tentare di formularlo significherebbe non rispettare più gli altri.
I presupposti assunti da Heim portano, quindi, a una ineludibile conclusione: “a ciascuno tocca quello che la storia rende possibile, e neppure Dio potrà cambiare il ‘destino’ che la storia impone alle diverse persone” (69). A questo punto, il pensiero di Heim raggiunge la piena contraddittorietà e totale incoerenza a tutti i livelli: scientifico, epistemologico e gnoseologico.
Ciò rende necessario ricordare quanto, alla metà del XX secolo, il Nobel per la biologia molecolare F. Jacob indicava in campo scientifico ed epistemologico. Nel suo “La logica del vivente” proponeva un principio fondamentale per tutti e per tutto: ipotesi, teorie, interpretazione della realtà ecc.
Esso diceva così: “Può darsi che esistano altre possibili costruzioni coerenti della realtà. Ma la scienza chiusa nel suo sistema esplicativo non può uscirne” (70). Detto in altri termini: 1) esistono costruzioni molteplici e coerenti della realtà; 2) nessuna scienza, però, chiusa nel proprio sistema esplicativo, può uscirne.
Questo principio, ben compreso e applicato, eviterebbe molte autocontraddizioni, dogmatismi e ideologismi a ogni livello: scientifico, epistemologico, filosofico e teologico. Ovviamente, ciò vale anche per Heim. (Continua)
Note:
67) Canobbio, A ciascuno il proprio Dio, cit., 106.
68) Canobbio, ib.
69) Canobbio, ib.
70) F. Jacob, La logique du vivant. Une histoire de l’hérédité, Paris 1970, (tr. it., Torino 1971), 377. Cfr G. Gismondi, Gli errori metodologici e i presupposti extrascientifici delle speculazioni di Monod in “Il caso e la necessità”, in Relata Technica, 5 (1973), 305-366; G. Gismondi, Critica ed etica nella ricerca scientifica. Dalla critica alle scienze all’umanesimo scientifico, Torino 1978, 125-187.
(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 30. Salvezze pluraliste e proiezioni illusorie)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)
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