Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo
12. Ulteriorità e trascendenza: alcuni percorsi
Nel capitolo quinto, al paragrafo secondo abbiamo indicato i segni e le vie di quel Totalmente Altro che, pur sovrastando totalmente l’uomo, gli si fa incontro e lo illumina sui problemi decisivi: cause, fini, significati, valori, della sua persona, la sua vita e tutto ciò che esiste.
Le acquisizioni della fenomenologia del sacro hanno dimostrato l’inadeguatezza delle vecchie teorie sociologiche e psicologiche, che vedevano le religioni come spiegazioni ingenue o proiezioni di desideri puramente umani. Oggi scienze e filosofie della religione sottolineano le religioni come: investimenti costitutivi di senso; orizzonti di comprensione; tramiti di comunicazione e interrelazione personale e comunitaria.
Questo nuovo contesto rende possibile appurarne i molti apporti significativi: associare le persone in tessuti comunitari e di comunione; fondare sistemi di significati, valori e principi essenziali; garantire l’autenticità, identità e validità dei ruoli; rendere pacifica la convivenza sociale; orientare i comportamenti etico-morali; controllare le passioni (25).
Questi compiti a favore delle persone, e anche le funzioni comunitarie, sono complessi. Per la filosofia della religione non è facile esplicitare il senso e il valore dell’uomo, della vita quotidiana e dell’esperienza storica nel mondo, collegandoli alla trascendenza e al Totalmente Altro. Le è egualmente difficile dimostrare che l'esistenza quotidiana nel mondo non esprime tutta la realtà, ma rinvia a un'ulteriorità attingibile mediante adeguati percorsi.
Il primo percorso, esperienzale, si avvale delle impressioni e dei sentimenti che consentono di comunicare e accedere al divino. Il secondo percorso, concettuale-intellettuale, riguarda l'insieme delle verità da credere e delle conoscenze o dottrine da professare.
Il terzo percorso, ritualistico-cultuale, riguarda le pratiche da compiere o alle quali attenersi. Il quarto percorso, consequenziale, considera le conseguenze derivanti dagli altri percorsi (26). Per alcuni questi percorsi sarebbero artificiosi o privi di relazioni e interazioni. Preferirebbero pensare la religione come atteggiamento positivo verso una realtà esterna, sulla quale l'uomo non ha potere e ne riconosce l'autorità (27).
F. Heiler sottolinea che la complessità dei comportamenti religiosi delle persone non deriva dalle religioni storiche. La filosofia dovrebbe considerare la religione in senso olistico o globale, per poi valorizzare criticamente le indagini, le ricerche e i risultati delle scienze della religione, conseguiti in base alle loro prospettive specifiche.
La storia delle religioni esaminerebbe gli svolgimenti, le successioni e scansioni delle religioni, consentendone una visione longitudinale. La storia comparata delle religioni confronterebbe eventi, dati e fenomeni consentendo una visione trasversale. La fenomenologia delle religioni o del sacro collegherebbe i fenomeni religiosi: pensieri, credenze, esperienze, emozioni, realtà divine, consentendone la visione a cerchi concentrici (28). (Continua)
Note:
25) W. Trillhaas, Religionsphilosophie, Berlin - New York 1972; Schmitz, Filosofia della religione, cit., 66-75.
26) C.Y. Glock, "On the Study of Religious Commitment", in Research Supplement to Religious Education, 57 (1962), 98-110; C.Y. Glock, R. Stark, Religion and Society in Tension, Chicago 1965
27) C.P.G. Tilanus, Empirische Dimensionen der Religiosität, Augsburg - Steppach 1972, 118, 140.
28) F. Heiler, Erscheinungsformen und Wesen der Religion, Stuttgart 1961, 18.
(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo 13. Nuove forme di spiritualità e neo-paganesimi)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)
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