martedì 31 gennaio 2012

Gualberto Gismondi, Filosofia, religione, politeismi, monoteismo


Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo


30. Salvezze pluraliste e proiezioni illusorie


Nel paragrafo precedente abbiamo rilevato critiche e riserve verso gli errori epistemologici e filosofici del pluralismo e della priorità della diversità, sostenuti da S.M. Heim. Nel concludere il suo esame critico, Canobbio ricollega: politeismo, nuovi idoli, pensiero pluralista, modello dell’accettazione e loro presupposti alle tendenze della cultura attuale. In modo significativo, le identifica nello “smarrimento della verità”.

Tale smarrimento rovesciò l’antica tradizione classica, presente nella filosofia e nella teologia. Nella sua tensione verso l’uno, essa intendeva salvare il pensiero dalla molteplicità, principio di conflitto e di corruzione. I capovolgimenti conseguenti allo smarrimento della verità fecero ripudiare ogni unità, accusata di: generare ingiustizia, violenza, danneggiare quanti non convergono verso essa e imporre a tutti, mete, prospettive e visioni parziali.

Si propugnano, quindi, il pluralismo e la molteplicità come spazi di libertà per tutti. Ogni verità unica nega la libertà, valore massimo e assoluto della persona umana. La sua negazione nega la persona e rende aberrante ogni ricerca di elementi comuni e di unità. Questo varrebbe soprattutto per le diverse religioni.

Un’unica religione imporrebbe una medesima visione, impedendo la libera scelta di ciò che corrisponde ai propri desideri. Va respinta pure l’unità intesa in senso superiore perché, privilegiando alcune, prevarica sulle altre e, attuando sintesi comuni, distrugge le diversità originarie.

Anche la ricerca di fondamenti comuni rende marginali e insignificanti le diversità. Pluralisti e politeisti considerano scontati questi esiti da non nascondere, sminuire o sottovalutare. Di qui la difesa assoluta del pluralismo. Non pensano però alle conseguenze negative e ai conflitti conseguenti al negare ogni ricerca della verità e dell’unità.

Solo le ideologie irrazionali precludono a priori la considerazione approfondita e globale dei problemi. Le loro conseguenze negative, però, sono maggiori di quelle derivanti dal riconoscere una verità superiore o comune. In questo modo il neo-politeismo fraintende, falsa, tradisce e degrada quello antico.

Gli antichi, infatti, pensando gli dèi come espressioni del divino, convergevano verso un principio comune. Gli dèi del politeismo contemporaneo, invece, sono proiezioni arbitrarie e infondate dei desideri umani, che lasciano l’uomo nella sua condizione. Al loro riguardo, le confutazioni e le dure critiche di Feuerbach diventano pertinenti.

Applicate alla religione autentica, hanno prodotto gravi equivoci ed errori. Centrano in pieno, invece, i nuovi politeismi e colpiscono al cuore i neopaganesimi (71). Canobbio, inoltre, giudica “paradossale” la proposta neopagana. Dei paradossi positivi abbiamo già parlato e ad essi rinviamo (72). Qui rileviamo, invece, quelli negativi che riguardano le contraddizioni e autocontraddizioni dell’uomo che nega l’unità e la verità.

Si autoimprigiona, allora, in paradossi negativi, o meglio, in grovigli di divisioni e/o labirinti di falsità, nei quali rigurgitano pseudo-salvezze individualiste, relativiste, storiciste, ideologiche ecc. Avendo esse assoluto bisogno di salvezza, non possono mai salvare. (Fine del Capitolo 6°)


Note:


71) Sulle tematiche feuerbchiane cfr cap. 3°, §§ nn. 9-12.

72) Sulle tematiche del paradosso cfr cap. 4°, § n. 27.


(Prossimo testo: Cap 6°. Filosofia, religione, politeismi, monoteismo - Argomenti trattati nel capitolo 6°)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

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