mercoledì 29 febbraio 2012

Gualberto Gismondi, Linguaggi: religione, arte, filosofia


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


16. Arte e religione: interiorità, conservazione, novità


Nel paragrafo precedente abbiamo rilevato la religione e l’arte come attitudini fondamentali mediante le quali l’uomo interpreta i sensi e riproduce i segni della realtà in cui vive. Tutto ciò lo attua con gesti, parole, segni e suoni di cui perfeziona continuamente i significati. Li rende, quindi, sempre più ricchi e complessi, per renderli sempre più adatti a esprimere le sue esigenze e aspirazioni più elevate.

Con essi intende dominare anche le fatalità ambientali, superarle e riorganizzare il proprio habitat. Sempre a tal fine crea e perfeziona senza sosta gli strumenti che ritiene più idonei. In questo contesto nasce e cresce l’inscindibile connubio fra religione, tecnica e arte.

La storia dell’arte descrive l’inevitabile incontro di arti, tecniche, miti, riti, culti, magia e religione. Arte e religione, quindi, esprimono le esigenze dell’interiorità, unendosi e fondendosi nella comune attenzione al nascosto, al segreto e all’invisibile. Esse intuiscono il “mistero” che può rivelarsi.

Per M. Eliade, la primordiale esperienza religiosa emerse nella contemplazione ammirata dell’immensa volta celeste (41). Con essa l’uomo scoprì che, per comprendere la sacralità è necessaria grande capacità d’attenzione, esteriore e interiore. L’immenso cielo spinge a esprimere la consapevolezza e a coordinare la coscienza religiosa degli elementi ed eventi che presiedono all’origine dell’universo.

Li manifesta, quindi, con espressioni adeguate, nei miti, riti, credenze, culti e immagini nei quali diviene essenziale anche l’arte. Mediante danza, canto, musica, pittura, scultura ecc. homo religiosus cerca di esprimere sensibilmente ciò che è interiore, invisibile, indicibile e impronunciabile (42).

M. Delahoutre rileva giustamente che arte e religione necessitano di simboli che, a una seria attenzione, offrono ampie visioni e consentono profonda contemplazione. Da sempre, infatti, gli uomini, mediante l’arte, esprimono il sacro del quale sono consapevoli e che intendono comunicare.

Ogni religione comporta feste, cerimonie, luoghi, edifici, tempi, danze, musiche, drammi, letteratura, teatro e poesia. Prive delle espressioni dell’arte le religioni svanirebbero dalla scena umana. Ogni religione, tuttavia, deve vigilare sulla necessità che le forme espressive, simboliche e artistiche, corrispondano adeguatamente e in modo coerente alle proprie esigenze specifiche.

I monoteismi ebraico e islamico, ad esempio, non ammettono le arti figurative come forme espressive della propria fede. Coltivano, invece, espressioni artistiche come letteratura, poesia, musica e canto.

Religioni come induismo, buddhismo e cristianesimo, permettono forme d’arte figurativa, secondo tradizioni e orientamenti ai quali attenersi. Tali forme presiedono all’attuazione e ne consentono l’evoluzione. Di qui i patrimoni religiosi da conservare, senza alterarne i contenuti. I modelli iconografici e artistici riconosciuti dalla tradizione, codificati e riprodotti sono, tuttavia, anche da interpretare. (Continua)


Note:

41) M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, Torino 1976; Id., Le promesse dell’equinozio, Milano 1995. L’autore, in Italia criticato, nelle culture anglofone è molto apprezzato e riconosciuto come: maestro, artista, erudito e filosofo (cfr A. Carozzi, Eliade e lo spirito del Gange, in Avvenire, 3.6.95, p. 19).

42) M. Delahoutre, Arte e Religione, in GDR, v. I, 134-135.


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia 17. Arte, fede, religioni: tradizioni e mutazioni)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

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