Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia
17. Arte, fede, religioni: tradizioni e mutazioni
Nel paragrafo precedente abbiamo notato che la sensibilità religiosa e artistica possono mutare e con esse anche le rappresentazioni artistiche. Si possono avere cambiamenti e modifiche negli stili, secondo i tempi, le culture e le necessità emergenti.
Ne sono esempio i nuovi segni espressivi, utilizzati per indicare la nobiltà o l’eccellenza di determinati soggetti religiosi: angeli, personalità, santi ecc. Dopo il V secolo, l’arte cristiana, per le figure dei santi e specialmente del Cristo, utilizzò nuove forme come il nimbo, la mandorla e il trono, mutandone il significato.
Oriente e Occidente cristiano seguivano regole e criteri figurativi diversi. In ogni tradizione iconografica, quindi, un segno riceve o assume significati particolari. Anche esigenze didattiche possono imporre d’illustrare scene o personaggi particolari. Ne derivano, così, nuove tradizioni.
Nelle chiese cristiane antiche, ad esempio, l’artista doveva illustrare scene e personaggi dell‘Antico e Nuovo Testamento. Dal Rinascimento, la funzione didattica e apologetica delle opere d’arte diminuì. Si cercò di esprimere, invece: l’indole propria dell’uomo; i suoi problemi e contrasti; le sue condizioni ed esperienze; lo sforzo di perfezionare se stesso e il mondo (43).
La rappresentazione di un mondo lacerato e immerso nel peccato modificò pure la forma e lo spirito dell’arte religiosa. Ciò dimostra che le arti contribuiscono, in modi anche molto diversi, a sostenere la religiosità e la fede. Modi in apparente contrasto possono offrire contributi positivi.
L’arte religiosa pre-rinascimentale preferiva i grandi eventi biblici e religiosi, per fini didattici e apologetici. Nel Rinascimento, invece, gli artisti iniziano a illustrare nelle loro opere: aspirazioni, bisogni, capacità, limiti, miserie, drammi e gioie dell’uomo. Esprimono le aspirazioni a un vita umana più dignitosa e il desiderio di condizioni migliori.
Intendendo l’arte come riflesso significativo del mondo degli uomini, gli artisti cercano di esprimere la fede e la religione in modi creativi. Ciò esige attenzione e dialogo rispettoso verso le esigenze di ogni interlocutore e per le funzioni specifiche dell’arte, della fede e della religione.
Inoltre, i grandi mutamenti verificatisi negli ultimi secoli, nel mondo e nella cultura, hanno determinato nuove situazioni per l’arte, la fede e la religione.
L. Ribes indica in questo modo ciò che spinge l’artista a esprimere i mutamenti dei rapporti fra arte, fede e religione. L’uomo vuole: liberarsi da ogni costrizione; usare materiali e mezzi espressivi poveri; aprirsi al mondo e ai valori non cristiani; riscoprire una creazione sempre più allargata; immaginare un migliore servizio agli uomini (44). (Continua)
Note:
43) Delahoutre, Arte e Religione, cit., 135-137; S. Fumet, Le procés de l’art, Paris 1929; Eliade, Trattato di storia delle religioni, cit., ibid.; G. Van der Leeuw, La religion dan son essence et ses manifestations, Paris 1955; A. Malraux, La métamorphose des dieux, 2 vv., Paris 1957
44) L. Ribes, Arte e rinnovamento religioso, in GDR, v. I, 139; C.G. Jung, L’uomo e i suoi simboli, Milano 1980.
(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia 18. Arte, fede, religione: nuovo e dimensioni inesplorate)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)
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