lunedì 5 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione

Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


21. Arte religiosa e sacra: verità e dignità


J.H. Horowitz Weiler, professore di Diritto delle Istituzioni Europee, nel suo libro “L’Europe chretienne? Une excursion” (2007), ha analizzato ampiamente la perdita d’identità e lo smarrimento culturale dell’occidente europeo. Egli, ebreo convinto, esorta fortemente l’Europa a liberarsi della sua cristianofobia e a riconoscere chiaramente che il cristianesimo è l’elemento centrale della sua cultura e civiltà.

Il suo riconocimento è essenziale per tutta la filosofia e, in particolare, per quella della religione. Entrambe devono rendersene conto, senza lasciarsi intimidire o tacitare dai fautori del secolarismo e del laicismo che intendono negare Dio, fede e religione o, almeno, emarginarli.

Nel campo dell’arte, quella religiosa e sacra deve saper esprimere liberamente le proprie figure, immagini e simboli. Le ripetute incomprensioni, provocazioni e aggressioni ai suoi simboli e al volto di Cristo, paradossalmente testimonianio la loro indelebile presenza e permanenza nella coscienza umana.

Il volto insanguinato del crocifisso ricorda a ogni uomo la sua incancellabile dignità divina. La sua perdurante presenza denuncia la volatilità delle altre immagini effimere, contingenti e transitorie. Esse svaniscono nel nulla, rivalutando le immagini religiose, autentiche, durature e permanenti nei secoli e millenni.

La pazienza e attenzione richieste dall’arte rinnovano le persone, le religioni, le società e le culture, non solo esteticamente, ma soprattutto spiritualmente, intellettualmente e culturalmente (49). La gioia estetica del religioso libera le menti e purifica i cuori dai condizionamenti tecnoscientisti, che inquinano e intorbidano i rapporti fra scienza, tecnica, arte, fede e religione.

Gli ambigui ideologismi scientisti non finiranno mai di sollevare falsi conflitti, presunte opposizioni e problemi insolubili. Impegno tecnoscientifico e artistico, per poter raggiungere i propri legittimi fini, devono liberarsi dagli strumentalismi e i dogmatismi efficientisti che arbitrariamente li imprigionano.

Entrambi, come ogni attività umana, devono aprirsi ai valori di libertà, conoscenza, comprensione, generosità e gratuità propri del mondo spirituale e superiori a tutte le esigenze materiali ed economiche.

L’Assoluto-trascendente supera tutte le facoltà cognitive e le capacità operative puramente naturali. Solo religione, fede e arte, singolarmente o congiuntamente, possono attingerlo, esprimerlo, renderlo presente.

Poiché l'arte rimane una modalità espressiva fondamentale per la religione, l’arte religiosa e sacra sono fra le attività più nobili della persona e dell'ingegno umano. Esse spingono a riapprofondire sempre quel rapporto inesauribile con l’infinita bellezza divina, che fa risplendere di bellezza e dignità ogni opera d’arte religiosa e sacra. (Continua)


Note:

49) H.G, Hubbeling, Einführung in die Religionsphilosophie, Göttingen 1981; Zappalà, Dio: la rivincita delle immagini, cit. 24.


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia 22. Arte religiosa e sacra: narrazioni e racconto infinito)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

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