venerdì 2 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Linguaggi: religione, arte, filosofia



Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


18. Arte, fede, religione: nuovo e dimensioni inesplorate


Nel paragrafo precedente abbiamo esaminato le nuove risorse e circostanze che possono incrementare l’intelligenza, la sensibilità e la creatività dell’uomo. Messe a disposizione degli artisti, esse possono aumentarne o mutarne la consapevolezza artistica e religiosa.

Riguardo alle immagini, ad esempio, i crescenti perfezionamenti tecnologico-fotografici hanno spinto i pittori a non raffigurare più una realtà esatta, ma idealizzata e trasfigurata mediante nuovi simboli, segni e astrazioni.

Gli enormi ingrandimenti fotografici via satellite ispirano e incoraggiano forme espressive diverse e più astratte. Così riesplorata e riscoperta, la natura consente all’artista maggiore libertà creativa. Egli può uscire, quindi, da forme irrigidite o imprigionate in criteri che gli sembrano soffocarla.

Gli artisti che, nella fede, vivono la spinta a cercare forme espressive sempre nuove, cercano di sperimentare la potenza liberante dello Spirito.

Un’altra significativa esperienza liberante può essere la predilezione, riemergente nell’arte e nella religione, verso materiali poveri quali: terra cotta, legno grezzo, pietra brillata, tela di sacco, rami d’alberi e residui, che alcuni artisti preferiscono usare.

Vanno ricordate anche le tendenze “anti-arte” che valorizzano gli strumenti dei mestieri più umili e dei gesti e delle forme della vita quotidiana. Si riconosce come artista chiunque eserciti un lavoro.

Globalizzazione e mondializzazione hanno rivalutato anche espressioni artistiche prima ignorate (45). Al riguardo, Ribes cita l’arte giapponese nel XIX secolo e l’arte africana nel XX secolo. Pantheon tibetano e maschere africane possono esprimere efficacemente realtà tenebrose e malvage del mondo umano, come: aggressività, sessualità, odio e violenza.

Lo spirito artistico è paragonato al “museo immaginario” di Malraux, che unisce opere di ogni tempo e luogo. Per l’uomo occidentale, le nuove espressioni artistiche possono rappresentare esperienze comuni e valori non contrari alla religione, né estranei alla fede.

L’arte religiosa illumina forme, colori, immagini, suoni e rumori. Facendone emergere armonie, accordi, ritmi previsti o imprevisti, attesi o inattesi, innalza inni alle ricchezze nascoste della creazione. Ribes considera queste realtà: linguaggi nuovi e inattesi a servizio dell’uomo.

La Bibbia e altri “libri sacri” presentano l’estetica del creato, a favore della fede e della religione, come spinta a interrogarsi sulle bellezze che non furono mai contemplate da occhio umano (46). (Continua)


Note:

45) Ribes, Arte e rinnovamento religioso, cit., 140; G. Mercier, L’art abstrait dans l’art sacré (La tendance non figurative dans l’art sacré contemporain), Paris 1964.

46) Ribes, Arte e rinnovamento religioso, cit. 141; “Arte e fede cristiana”, in Credere oggi, n. 36, 6 (1986).


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia 19. Stadio preiconografico e purificazione)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

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