domenica 4 marzo 2012

Gualberto Gismondi,Linguaggi: religione, arte, filosofia


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


20. Totalità, interezza, dimensione dossologica


Gli elementi considerati nel paragrafo precedente invitano a confrontare gli statuti dell’arte religiosa vigenti in Occidente con quelli vigenti in Oriente. In Occidente, alcune rappresentazioni più imponenti, o addirittura colossali come in certe cattedrali, esprimevano Dio che satura l’universo con la sua potenza.

Esse esprimevano, in particolare, il pensiero agostiniano che Dio è dappertutto nella sua totalità e interezza. Per l’Oriente, invece, l’icona indica il centro d’un incontro che trasforma ed è considerato quasi sacramentale.

Per l’Occidente, inoltre, le immagini hanno acquistato progressivamente forti dimensioni didattiche e spessore stilistico. Riscontriamo, quindi, espressioni differenti che potrebbero risultare reciprocamente feconde.

Boespflug esprime una certa apprensione perché gli sembra veder riaffiorare, nell’Oriente, alcune tentazioni di chiusura e di ripiegamento su di sé. Tali visioni, a suo parere manichee, gli sembrano emergere nel confronto fra gli iconografi orientali, rigorosamente fedeli alla tradizione, con gli altri artisti, sospettati di atteggiamenti capricciosi e fantasiosi.

Boespflug difende, perciò, il desiderio e la capacità artistica di esprimere correttamente la fede nelle proprie opere. Definisce, quindi, “dossologica” la loro dimensione artistica. Per dossologia egli intende la capacità di elevare fino al cielo le proprie sinfonie di forme e colori, che rendono le opere delle autentiche lodi al Creatore.

Per questo le giudica pienamente convincenti e le paragona al profumo degli incensi che sale al cospetto divino. Per chiarire meglio il suo pensiero, propone, come emblema dell’arte occidentale, la rappresentazione della Trinità, capolavoro del pittore veneto trecentesco Nicoletto Semitecolo, conservata nella basilica di S. Antonio a Padova. Come emblema dell’arte orientale ortodossa, invece, propone l’icona della Trinità di Andrei Rublev.

Boespflug sostiene che ogni generazione di artisti si confessa rappresentando Dio. Nel corso del tempo, però, anche parole e forme subiscono un processo di logoramento. Giunge, perciò, il momento nel quale la nuova generazione sente la necessità di rinnovare le forme e di forgiarne nuove.

Questo sforzo sempre rinnovato fa parte della fatica e dell’impegno del credere. Quello che appare soltanto un normale logoramento diviene, allora, una forza decisiva per rinnovare stili, espressioni e forme. Anche i dibattiti vecchi e nuovi sul “volto di Cristo” indicano la situazione della fede cristiana nelle varie socio-culture (48).

Nell’area occidentale-europea, incapace o riluttante nel riconoscere le proprie radici cristiane, il volto di Cristo e il crocifisso sovente ritornano con forza, come dibattito o provocazione. (Continua)


Note:

48) Zappalà, Dio: la rivincita delle immagini, cit., 24.


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia 21. Arte religiosa e sacra: verità e dignità)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

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