sabato 31 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Critica alla religione: problemi e dibattiti


Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti


5. Secolarità: pubblico, privato, interiore


I dubbi sul potere di salvezza, redenzione e rigenerazione delle scienze, la tecnologia e le ideologie risorsero in seguito ai grandi sconvolgimenti del secolo XX (guerre, dittature, rivoluzioni, campi di stermino, genocidi, disastri nucleari ed ecologici ecc.).

Con gli orrori e imbarbarimenti di tale secolo, declinarono anche gli entusiasmi per l’inarrestabile progresso umano che avevano precipitato la "qualità della vita umana" ai gradini infimi della storia. Divenne impossibile negare i mali prodotti a persone e società dall’idolatria tecnoscientista, fonte di degrado di popoli e culture.

L'epistemologia dimostrava che le asserzioni elaborate per esprimere le conoscenze attinte alle tecnoscienze, sono parziali, provvisorie, congetturali e confutabili. Le filosofie fenomenologiche ed ermeneutiche mostravano che le scienze non possono pronunciarsi su significati e valori umani, né trattare o risolvere problemi etico-morali. Questi, tuttavia, segnano sempre gli aspetti più importanti e decisivi per le persone e la vita umana.

Le grandi tragedie mondiali del secolo XX fecero accusare il pensiero e le attuazioni moderne di: disumanizzare persone e società; produrre devastazioni ambientali; distruggere la natura.

A queste critiche si unirono anche le accuse contro le mitologie e utopie della modernità: crescita continua e illimitata; evoluzione; progresso cumulativo; sviluppi incessanti; benessere per tutti; autonomia e libertà dei popoli ecc.

Dalla metà del 1900 queste idee furono lette come tragiche illusioni e minacce incombenti di ulteriori fallimenti. I vantati ideali e le certezze assolute dell'uomo moderno si dissolvevano.

Contemporaneamente, analisi più positive invitavano ad apprezzare l'era moderna, per aver distinto e fatto emergere le competenze specifiche e le autonomie legittime che presiedono ai diversi settori della vita umana: società, cultura, economia, politica, sicurezza sociale, assistenza sanitaria, educazione ecc.

Non si percepiva ancora, tuttavia, che queste indiscutibili attuazioni positive possono essere sempre insidiate e compromesse dall’oblio, l’emarginazione o la negazione dei valori, finalità, motivazioni etiche e i riferimenti religiosi.

L’opinione di dovere-potere prescindere da essi si dimostrava infondata e inconsistente, come la teoria della "secolarizzazione" ormai in pieno declino. Anche questa, al suo primo apparire era stata accolta trionfalmente. Nonostante questi insuccessi, scientismo e laicismo rimasero ideologie egemoniche con un preciso programma riguardo alla religione.

Se ne doveva accelerare la fine, continuando nei tentativi di eliminarla, emarginarla da ogni settore “pubblico” e limitarla al solo settore “privato” e alle espressioni puramente “interiori”.

La sociologia dimostrò, invece, che i tentativi di secolarizzare sono dannosi per socioculture e istituzioni, impoverendole e privandole degli elementi antropologici più rilevanti e di quelli etico-morali più significativi (8). (Continua)


Note:

8) J.A. Beckford, Religion and Advanced Industrial Society, London 1989; Id., Postmodernity, High Modernity and New Modernity: Three Concepts in Search of Religion, in K Flanagan, P.C. Jupp (a cura), Postmodernity, Sociology and Religion, London 1996, 30-47; P. Heelas (a cura), Religion, Modernity and Postmodernity, Oxford 1998.


(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti 6. Critiche alla religione e “tribolazioni dell’io”)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

venerdì 30 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti


4. Verità filosofica e plausibilità scientifica


La critica moderna alla religione, tuttavia, non originò da esigenze speculative e filosofiche, da un fervido pensiero religioso o da rigorose ricerche scientifiche. Fin dagli inizi espresse invece stati d'animo e atteggiamenti emotivi, in reazione alle vicende storico-politiche della modernità.

Molte critiche, quindi, sono rimaste ancora legate ai vecchi interessi politici delle nascenti potenze europee, vogliose di supremazia. Ciò risalta, sovente, dalla fragilità e ingenuità di argomenti, che lasciano perplesso chi è abituato al pensare serio e rigoroso.

Oggi, sono soprattutto le opere di autori anglofoni a denunciare la scarsa attendibilità delle tesi acritiche elaborate nel contesto socio-culturale europeo. A. Aldridge, statunitense, sociologo della religione, rimarca chiaramente che le teorie della secolarizzazione non erano scientifiche, essendo inverificabili, ma solo ideologie antireligiose, preoccupate di proteggersi “dogmaticamente contro qualsivoglia forza contaria” (5).

Dal XVI secolo, divisioni e lotte politiche tra le nazioni cristiane distrussero un’unità durata secoli, spingendo i vari gruppi a combattersi per legittimarsi, superarsi o sopravvivere. Nei periodi precedenti, i contrasti teologici avevano quasi sempre causato salutari verifiche sulle origini, le cause e le motivazioni delle diverse posizioni.

Con la modernità, invece, per ragioni politiche, dinastiche, economiche ecc., mascherate da motivazioni religiose e teologiche, si trasformarono in polemiche e accuse, volte ad alimentare lotte acerrime e guerre (6).

In quel clima generale di divisioni, le scienze, con i loro successi iniziali, apparvero importanti strumenti di consenso e di unione. Vennero accolte, quindi, come nuovo modo di conoscere, capace di unire, più affidabile e sicuro delle filosofie e delle religioni, viste ora come cause di divisione.

La mentalità europea, sempre più affascinata e attratta dal nuovo pensiero scientifico, sostituì il criterio della verità filosofica con quello della plausibilità scientifica. L'uomo europeo si sentiva adulto, pienamente autonomo e protagonista unico del destino proprio e del mondo.

L'illimitata capacità di crescita delle scienze e la potenza prodigiosa delle innovazioni tecnologiche, ritenute cumulative e autocorrettive, prevalevano sempre più sulla fede e la religione, ritenute prive di valore e significato. Fino alla metà del XIX secolo, ad alcuni questa visione sarebbe apparsa definitiva e irreversibile (7). (Continua)


Note:


5) A. Aldridge, La religione nel mondo contemporaneo, Una prospettiva sociologica, Bologna 2005, 18.

6) G. Waldmann, Christlicher Glauben und christlicher Glaubenlosigkeit, Tübingen 1968; Zirker, Critica della religione, cit., 28-35.

7) P. Chiocchetta, Teologia e storiografia della Chiesa, Roma 1969; Zirker, Critica della religione, cit., 36-42; H. Jedin, La storia della Chiesa è teologia e storia, Milano 1968.


(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti 5. Secolarità: pubblico, privato, interiore)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

giovedì 29 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Critica alla religione: problemi e dibattiti


Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti


3. Esigenze critiche: comprendere e credere


Il confronto fra debolezza della fede e potenza-sapienza del mondo divenne abituale nelle discussioni sulla validità della religione. Ciò dipese da un fatto rimasto costante, nonostante le enormi differenze fra le varie epoche storiche, dal Nuovo Testamento alla modernità. Nel periodo patristico, l'agostiniano "comprendi per credere e credi per comprendere" apriva una nuova situazione nei rapporti fra credere e comprendere e fra fede e sapere (3).

La fede, storicamente fondata, si mostrò come il presupposto iniziale che conferisce forza illuminante alle facoltà conoscitive umane, oscurate o distrutte dal male (peccato). Nel medioevo, l'irruzione in Europa della filosofia aristotelica, mediata dal pensiero islamico, sembrò riproporre un "intelligere" che non derivava dalla fede, né si riferiva alla fede e rivelazione cristiana.

S. Anselmo, quindi, sottolineò la fede che cerca l'intelligenza. Più tardi ancora, nel corso della modernità, la fede, come risposta personale al "Verbo" che, nella storia, interpella l’uomo e l’umanità, ad alcuni sembrò delegittimare le richieste della ragione autonoma.

Esse erano rivendicate dai "dominatori di questo mondo" che non volevano consentire ciò che a loro appariva un depotenziamento dei diritti assoluti della conoscenza e della ragione. Il confronto divenne emblematico come perenne rivalità tra interpretazioni egemoni del mondo, che pretendono assoluto consenso, e nuove esigenze umane, apportate dalla rivelazione e dall'annuncio evangelico.

Questa contesa fece risaltare la problematicità, e infine l'incoerenza, delle pretese razionaliste di una cognitività razionale assoluta. Alcuni interpretarono la fede come un modo di conoscere che non coglie la realtà, ma la fa comprendere in base a una testimonianza.

Poiché la fede viene da Dio, il contrasto oggettivo era escluso, ma rimaneva l'impressione che il saggio potesse conoscere di conoscenza diretta, mentre il credente, potrebbe conoscere soltanto "per sentito dire".

Secondo tali interpretazioni, inoltre, l’adesione di fede, consterebbe solo di un atto di volontà, privo di valore cognitivo. L'accettazione della fede, quindi, sarebbe un'esperienza di valore o un'illuminazione interna della verità? Una simile impostazione, in effetti, poneva in quest’unione estrinseca una tensione che conteneva già, in se stessa, i presupposti del proprio dissolversi.

I suoi elementi potevano essere mantenuti insieme soltanto grazie a sostegni esterni, quali la base sociale della chiesa o la cultura medievale, allora forti e indiscusse. Non appena, in seguito al mutare delle circostanze storiche, sociali e culturali, questi si fossero indeboliti, anche quelli sarebbero stati posti in questione, venendo meno (4). (Continua)


Note:

3) S. Agostino, Sermo 43, 7, 9 (PL 38, 258).

4) H. Fries, Herausgefordeter Glaube, München 1968; Zirker, Critica della religione, cit., 13-27; cfr J.E.T. Eldridge, Recent British Sociology, London 1980; C.J. Sommerville, The Secularization of Early Modern England; From Religious Culture to Religious Faith, Oxford-New York 1992; D. Davie, Religion in Britain Since 1945: Believing Without Belonging, Oxford 1994; Id., Religion and Modernity:The Work of Danièle Hervieu-Léger, in K. Flanagan, P.C. Jupp (a cura), Postmodernity, Sociology and Religion, London 1996, 101-117.


(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti 4. Verità filosofica e plausibilità scientifica)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

mercoledì 28 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti


2. Fede: tensioni dialettiche, sapienza, stoltezza


Nel paragrafo precedente abbiamo esaminato varie forme e aspetti delle critiche alla religione. Esse possono essere viste anche come presupposti oppure come conseguenze. Possono essere, quindi, il presupposto di pensieri e attività ad essa contrari, oppure la conseguenza di situazioni che determinano reazioni emotive o concettuali.

Inoltre, anche nel rapporto con la pubblica opinione possono assumere forme diverse. Possono costituire, quindi: reazioni verso determinati atteggiamenti, comportamenti, modi di pensiero e rapporti sociali; articolazioni di concezioni, forme di pensiero, dissensi, forme ideologiche; impulsi propagandistici, pubblicitari e divulgativi (2).

Tutte queste critiche sono mutevoli e di fatto mutano nel decorrere delle epoche storiche. Ciò dipende dal mutare delle modalità religiose e delle diverse situazioni storiche, delle tendenze sociali e culturali e delle mode concettuali.

Nelle culture antiche, agli inizi, le religioni si univano alla coscienza mitologica non problematizzata, nella quale convivevano elementi diversi: esperienza mitica originaria, fede, saperi ecc. Si pensava, inoltre, che determinati gesti, parole e pensieri consentissero regolare accesso a ogni realtà, compresa la comprensione dei misteri. Si attribuiva loro, quindi, piena credibilità e totale fiducia.

Un’esperienza del mondo sostanzialmente stabile (o statica) consentiva l’unione del sapere (oracoli) e dell'agire (pratiche magiche e riti). Le conoscenze del mondo divino e umano si univano a convinzioni della loro efficienza pratica. Nell’esperienza religiosa biblica e dell'Antico Testamento la comprensione del mondo avvenne, invece, mediante l’opera, la parola e l’azione di Dio.

La conoscenza del Creatore, delle verità e dei principi più importanti per la vita umana, era mediata dalla rivelazione storica. Questa situazione comportava anche una tensione fra fede e sapienza umana, fonte di possibili conflitti.

Nel Nuovo Testamento, soprattutto negli scritti paolini, tale tensione assunse un’intensità che consentì, infine, di raggiungere una chiarificazione. Sviluppando i temi dei discorsi di Gesù, riferiti a grandi e piccoli e a dotti e semplici, Paolo annunciava esplicitamente che la "debolezza" della fede confonde la "sapienza" del mondo, rendendola stoltezza.

I cristiani delle primissime generazioni, dovendo vivere in un mondo che ignorava, contestava o rifiutava la loro fede e la loro religione, dovevano lottare per legittimarle e legittimarsi di fronte alle sapienze del mondo. La via doveva essere un confronto privo di estremismi (Continua)


Note:

2) M.M. Olivetti, Filosofia della religione come problema storico, Padova 1974; H. Zirker, Critica della religione, Brescia 1989, 5-10.


(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti 3. Esigenze critiche: comprendere e credere)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)




martedì 27 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Critica alla religione: problemi e dibattiti

Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti

1. Critiche e “critica alle critiche”


Nei capitoli precedenti abbiamo accennato ad alcune critiche alla religione di diversa natura e, in particolare, a quelle rivolte da Feuerbach (1). Il loro succedersi nella modernità risale a varie cause, non ultime le incoerenze scientifiche, le inconsistenze filosofiche e i procedimenti unidimensionali (a senso unico).

Questi elementi produssero anche, come contro-istanza, la contro-critica o anti-critica, ossia la “critica alle critiche”. A favore e in direzione dell’anticritica spinsero le crescenti dimostrazioni e il ripetuto emergere del fatto che la religione non può rimanere soltanto un oggetto passivo della critica, ma deve diventare, a sua volta, soggetto attivo.

Per la filosofia della religione, ciò significa la necessità di riflettere sui fondamenti e i principi delle esperienze religiose e delle scienze della religione, divenute sempre più numerose e rigorose. Esse ricoprono numerosi ambiti di ricerca, ampi e diversificati. La corretta conoscenza della documentazione offerta da esse è indispensabile per analizzare ogni argomento inerente alla religione.

A sua volta, la filosofia della religione, oggi in molti casi assai più approfondita e rigorosa rispetto ai suoi inizi, è chiamata a riflettere sui presupposti remoti e prossimi, filosofici ed extra-filosofici delle scienze della religione, sui loro metodi, principi, criteri ecc.

Queste riflessioni devono estendersi anche alla fondatezza e al rigore delle obiezioni di matrice scientifica e/o filosofica, contro l’atteggiamento religioso delle persone e contro le visioni religiose nel mondo.

Riguardo alla critica, si usa distinguere quella interna o positiva da quella esterna o negativa. Quella interna o positiva è rivolta a migliorare le specifiche espressioni dell’ambito religioso. Essa muove dall’apprezzamento e la giusta comprensione di tali espressioni. Cerca, quindi, i criteri più adeguati a valutarne e giudicarne istituzioni, pratiche, concetti, ecc. La critica esterna o negativa, al contrario, è rivolta a confutare la legittimità della religione e a contestarne globalmente validità, credibilità e utilità, trascurando o negandone gli aspetti positivi.

Critiche negative e positive, benché in modi sostanzialmente diversi, possono essere utili per correggere e migliorare i comportamenti umani, che non sono mai perfetti. Riguardo alla forma, le critiche possono essere esplicite, se ricorrono ad argomenti specifici, o implicite se espresse in atteggiamenti mediati, improntati ad avversione o disinteresse.

I modi e i mezzi per esprimere la critica sono molteplici: istituzioni culturali (libri, riviste, università, accademie); manifestazioni artistiche (poesia, letteratura, teatro, spettacolo); mezzi di comunicazione (stampa, radio, tv). (Continua)


Note:

1) Cfr cap. 3°, §§ nn. 9-13; cap 6°, § n. 25.


(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti 2. Fede: tensioni dialettiche, sapienza, stoltezza)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

lunedì 26 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione

Cap 8° Critica alla religione: problemi e dibattiti


Sommario del capitolo 8°


1. Critiche e “critica alle critiche” - 2. Fede: tensioni dialettiche, sapienza, stoltezza - 3. Esiogenze critiche: comprendere e credere - 4. Verità filosofica e plausibilità scientifica - 5. Secolarità: pubblico, privato, interiore - 6. Critiche alla religione e “tribolazioni dell’io” - 7. Feuerbach: un pensiero complesso - 8. Critica marxiana alla religione: il contesto - 9. Freud, Jung, Adler fra divergenze e contrasti - 10. Jung: alcune coniderazioni previe - 11. Aspetti della vita e del pensiero junghiano - 12. Jung: precomprensioni e pensiero - 13. Religione e psiche in Freud e Jung - 14. Jung e Freud, differenze e divergenze - 15. Jung: psicologia clinica e teologia - 16. Jung: precisare termini e concetti - 17. Jung: riservatezza, rigore, prudenza - 18. Freud: precomprensioni e preliminari - 19. Freud: solo nel mondo, né padre né Dio - 20. Freud: rappresentazione egodistonica – 21. Religione: Freud, Durkheim, Malinowsky - 22. Freud: aspetti da considerare – 23. Oltre negazioni e riduzioni – 24. Scienza: da monolitismo a polifonia – 25. Interrogativi sempre aperti – 26. Critiche alla religione: quali insegnamenti? – 27. Critiche: imperativi o interrogativi? 28. Esigenze epistemologiche e gnoseologiche – 29. Critica e controcritiche: equilibrare le posizioni – 30. Capovolgimenti fra l’essere e il nulla – 31. Orizzonti problematici e principio trascendente.


(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti 1. Critiche e “critica alle critiche”)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

martedì 20 marzo 2012

Gualberto Gismondi, “Fede, religione, ragione”

Avviso ai lettori.

A giorni inizieremo la pubblicazione del capitolo ottavo

di

Gualberto Gismondi, “Fede, religione, ragione”

Titolo del nuovo capitolo:


Cap. 8° "Critica alla religione: problemi e dibattiti”

lunedì 19 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione

Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


Bibliografia IV parte – in ordine di citazione


(Per la sua ampiezza la bibliografia del 7° capitolo è stata divisa in quattro parti)


H.G, Hubbeling, Einführung in die Religionsphilosophie, Göttingen 1981. G. Ravasi, La buona novella. Le storie, le idee, i personaggi del Nuovo Testamento, Milano 1996. A. Donini, Celebrare il mistero o se stessi?, in G. Canobbio, F. Dalla Vecchia, R. Maiolini, La rinascita del paganesimo, Brescia 2011. E. Jaschinski, Breve storia della musica sacra, Brescia 2006. G. Gasperoni, L. Marconi, M. Santoro, La musica e gli adolescenti. Pratiche, gesti, educazione, Torino 2004. R. A. Leasver, La musica liturgica come anamnesi, in R. A. Leasver, J. A. Zimmerman (a cura), Liturgia e musica. Formazione permanente, Città del Vaticano 2002. L. Scheffczyk, Lex orandi – lex credendi. La liturgia norma di fede in G.M. Steinschulte, Musica Spiritus Sancti numine sacra, Città del Vaticano 2001. J. Hessen, Religionsphilosophie, 2 vv., Essen 1948. A. Fagioli, Credenti e non avvicinati dal bello, in Avvenire, 18.10.2011, 27. Benedetto XVI, “Artisti custodi della bellezza”, 22.11.2009. Benedetto XVI, “Splendore della bellezza”, 4.7.211. Benedetto XVI, “La belllezza ci spinge verso l’alto”, 31.8.2011. M. Roncalli, Tra atei e credenti basta il pensiero, Avvenire, 30.11.2011, 26. B. Forte, Una teologia per la vita, Brescia 2011. K.H. Weger, La crítica religiosa en los tres últimos siglos, Barcelona 1986. G. Gismondi, Fede e cultura scuentifica, Bologna 1993. G. Gismondi, Scienze della religione e dialogo interreligioso, Bologna 1994. G. Gismondi, Scienza, coscienza conoscenza. Saperi e cultura nel 2000, Assisi 1999. G. Lafon, Essai sur la signification du salut, Paris 1964. F. Santoro, La comunità condizione di fede, Milano 1977. K.O. Apel, Comunità e comunicazione, Torino 1977. (Fine della Bibliografia e del cap. 7°)


(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: temi e problemi 1. Critiche e “critica alle critiche”)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

domenica 18 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


Bibliografia III parte – in ordine di citazione


(Per la sua ampiezza la bibliografia del 7° capitolo è stata divisa in quattro parti)


G. Gismondi, "Fede, scienza, etica, da Gaudium et Spes a Veritatis Splendor", in Antonianum, LXX (1995), 475-574. P. Miccoli, "Un pensiero alternativo all'ideale illuministico troppo condizionato dalla razionalità", in L'Osservatore Romano, 26.10.94, 6. G. Milan, Educare all'incontro. La pedagogia di Martin Buber, Roma 1994. T. Koch, "Religion und Erfahrung von Sinn", in H.E. Barr (a cura), Religionsgespräche. Zur gesellschaftlichen Rolle der Religion, Darmstadt, Neuwied 1975, 120-130. W. Gruehn, Religionspsychologie, Breslau, 1926. M. Aletti, "Il contributo della psicologia della religione. Dalla correttezza epistemologica alle indicazioni operative", in Religione e Scuola, 13, 204-210. W. Trillhaas, Religionsphilosophie, Berlin - New York 1972. H. Cohen, Religion und Sittlichkeit, Berlin 1907. Sacrosanctum Concilium, 1963. M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, Torino 1976. A. Carozzi, Eliade e lo spirito del Gange, in Avvenire, 3.6.95, 19. M. Eliade, Le promesse dell’equinozio, Milano 1995. M. Delahoutre, Arte e Religione, GDR, v. I. S. Fumet, Le procés de l’art, Paris 1929. G. Van der Leeuw, La religion dan son essence et ses manifestations, Paris 1955. A. Malraux, La métamorphose des dieux, 2 vv., Paris 1957. L. Ribes, Arte e rinnovamento religioso, GDR, v. I. C.G. Jung, L’uomo e i suoi simboli, Milano 1980. G. Mercier, L’art abstrait dans l’art sacré (La tendance non figurative dans l’art sacré contemporain, Paris 1964. “Arte e fede cristiana”, in Credere oggi, n. 36, 6 (1986). D. Zappalà, Dio: la rivincita delle immagini (intervista a F. Boespflug), in Avvenire, 17.1.2012, 24. (Continua)


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia – Bibliografia IV parte)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

sabato 17 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


Bibliografia II parte – in ordine di citazione


(Per la sua ampiezza la bibliografia del 7° capitolo è stata divisa in quattro parti)


R. Guardini, "Fenomenologia e teoria della religione", in Scritti filosofici II, Milano 1964. A. Zimmermann, Der Mensch in der modernen Philosophie, Essen 1975. J. Splett, "Zur Kritik und Selbstkritik der Religion", in Zeitschrift für katholische Theologie, 92 (1970), 48-59. R. Rocek, O. Schatz, Philosophische Anthropologie heute, München 1972. Veritatis Splendor. G. Gismondi, "Fede scienza, etica, da Gaudium et Spes a Veritatis Splendor", in Antonianum, 70 (1995). A. Gehlen, Der Mensch, seine Natur und seine Stellung in der Welt, Frankfurt-Bonn 1962. H. Plessner, Die Stufen des Organischen und der Mensch, Berlin 1965. H. Plessner, Philosophische Anthropologie, Frankfurt 1970. A. Gehlen, Anthropologische Forschung, Reinbeck 1961. A. Gehlen, Studien zur Anthropologie und Soziologie, Neuwied-Berlin 1971. H. Lübbe, "Vollendung der Säkularisierung - Ende der Religion?", in S. Moser - E. Pilick (a cura), Gottesbilder heute, Königstein 1979. H. Lübbe, Philosophie nach der Aufklärung, Düsseldorf - Wien 1980. Veritatis Splendor. O. Muck, Philosophische Gotteslehre, Düsseldorf 1983. M. Neusch, "Religione" (filosofia della), in Grande dizionario delle religioni [GDR], II, 1748. B. Welte, Religionsphilosophie, Freiburg i.B., Basel, Wien 1978. B. Welte, Im Spielfeld von Endlichkeit und Unendlichkeit, Frankfurt 1967. R. Schaeffler, "Der Wahrheitsanspruch der Religion", in Funkkolleg Religion. Studienbegleitbrief 2, Weinheim-Basel 1983. M. Seckler, "Kritik, Krise, Kritizismus", in H. Waldenfels ((a cura), Theologie. Grund und Grenzen, Paderborn 1982. (Continua)


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia – Bibliografia III parte)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

venerdì 16 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Linguaggi: religione, arte, filosofia


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


Bibliografia I parte – in ordine di citazione


(Per la sua ampiezza la bibliografia del 7° capitolo è stata divisa in quattro parti)


G. Mura, Ermeneutica e verità, Roma, 1990, 242. B. Welte, La luce del nulla, Brescia 1983. D. Allen, Structure and Creativity in Religion. Hermeneutics in M. Eliade's Phenomenology and New Directions, The Hague, Paris, New York 1978. J. Schmitz, Filosofia della religione, Brescia 1988. L. Schneider, Religion, Culture and Society, New York 1964. A. Brunner, Geschichtlichkeit, Bern, München 1961. J. Ries, I cristiani e le religioni. Dagli Atti degli Apostoli al Vaticano II, Brescia 1992. G. Canobbio, Nessuna salvezza fuori della Chiesa? Storia e senso di un controverso principio teologico, Brescia 2009. P. Knitter, Introduzione alla teologia delle religioni, Brescia 2006. K. Becker, I. Morali (eds.), Catholic Engagement with World Religions. A Comprehensive Study, New York 2010. S. Raja, “Each on Only Way”: the Orientational Pluralism of S. Mark Heim as a Viable Philosophical Theory for Interpreting Religious Plurality, Roma 2007. I. Ramsey, Religious Language, New York 1967. A. Keller, Sprachphilosophie, Freiburg i.B., München 1979. F. Zuurdeeg, An Analytical Philosophy of Religion, New York 1961. J. Hick, Classical and Contemporary Reading in the Philosophy of Religion, New York 1961. I. Ramsey, Prospects for Metaphysics, London 1961. H. Fischer, Glaunbensaussage und Sprachstruktur, Hamburg 1972; Schmitz, Filosofia della religione, 152-158; B. Welte, Zeit und Geheimnis. Philosophische Abhandlungen zur Sache Gottes in der Zeit der Welt, Freiburg i.B., Basel, Wien, 1975. R. Spaemann, "Die christliche Religion und das Ende des Modernen Bewusstseins", in Internationale Katholische Zeitschrift, 8 (1979) 251-270. (Continua)


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia – Bibliografia II parte)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

giovedì 15 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


Argomenti trattati nel capitolo 7°


1. Introduzione ai problemi - 2. Religione: aspetti personali e sociali - 3. Enunciazioni, simboli e modelli religiosi - 4. Religione e linguaggi: forme, azioni, funzioni - 5. Linguaggio religioso plurivoco: analogie e metafore - 6. Accadimenti rivelanti e precomprensioni - 7. Reale rilevante, poteri estranei, potenza salvifica - 8. Uomo: autoggettivazione, condizione eccentrica - 9. Uomo: spirito finito, incarnato in comunione - 10. Religione: ragionevolezza del tutto - 11. Fra finitezza reale e infinitezza ideale - 12. Ricercare la presenza salvifica nascosta - 13. Religione: eteronomia o teonomia partecipata - 14. Religione, fede, arte: i linguaggi - 15. Religione e arte: dal visibile all’invisibile - 16. Arte e religione: interiorità, conservazione, novità - 18. Arte, fede, religione: nuovo e dimensioni inesplorate - 19. Stadio preiconografico e purificazione - 20. Totalità, interezza, dimensione dossologica - 21. Arte religiosa e sacra: verità e dignità - 22. Arte religiosa e sacra: narrazioni e racconto infinito - 23. Musica religiosa, sacra, religione dell’arte - 24. Musica religiosa: ideale ponte simbolico - 25. Musica religiosa: il Memoriale, l’Infinito, il Tutt'Altro - 26. Fede, religione, arte: potenza della bellezza - 27. Fede e ragione sempre “agoniche” - 28. Filosofia e religione: “soglia” e “zattera” - 29. Fede e ragione: radici, motivazioni e finalità - 30. Verità smarrita e uomo impoverito: come uscirne?


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia – Bibliografia I parte)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

mercoledì 14 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Linguaggi: religione, arte, filosofia


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


30. Verità smarrita, uomo impoverito: come uscirne?


I grandi temi del confronto fra fede-religione e filosofia-ragione accennati nei paragrafi precedenti, ne richiamano altri di maggiore vastità e profondità. Le riflessioni già espresse ripropongono problemi mai risolti una volta per tutte: trascendente, assoluto, infinito, perfetto, tutt’altro, essenza ecc.

Religione e fede, fruendo della ragione e dell’esperienza, seguono vie diverse e procedono sempre oltre. Solo la fede, però, può mostrare se al di là degli orizzonti ineludibili del male, peccato, sofferenza e morte, vi siano anche redenzione e salvezza per la persona.

Fede e religione la annunciano, come opera dell'Assoluto, che salva l’umanità e redime l'uomo, rivelandosi liberamente e donandosi generosamente (65). Qui filosofia e fede, religione e ragione si differenziano maggiormente.

La filosofia opera razionalmente, si avvale solo della ragione come ultima istanza, attinge certezze dalle cose, i concetti e argomenti. Agisce ai livelli più alti di astrazione. Fede e religione sono, invece e anzitutto, fondamentale impegno vitale, esistenza, vissuto concreto.

Esperienza religiosa e fede esigono eventi e contesti concreti, si basano su avvenimenti storici e, contemporaneamente metastorici, esprimibili mediante, parole, gesti, segni, riti e simboli. Per la filosofia, l'atto umano culmina nella decisione autonoma della ragione. Per la religione, l’atto umano culmina nell’accoglienza consapevole della teonomia partecipata, dono divino che viene dall’alto.

Per la filosofia, il principale ruolo personale è svolto dal maestro e si esplica nella scuola. Per la religione, il principale ruolo personale è svolto dal testimone, dal santo e si esplicita nella comunità-comunione (66).

I problemi creati dall’esperienza e dai vissuti religiosi interpellano tutti gli ambiti della ragione e del sapere umano: scienze, filosofia e teologia. Le scienze della religione scoprono aspetti sempre più numerosi, complessi, significativi, ardui e stimolanti. Le filosofie della religione devono valutarli, destreggiandosi fra le diverse epistemologie, gnoseologie, fenomenologie, ermeneutiche, antropologie, ontologie, metafisiche, ecc.

Nell’introduzione a questo capitolo (§ n. 1) indicammo lo “smarrimento della verità” come problema strettamente legato alla nostra ricerca. Al termine, sottolineamo anche un altro problema: l’impoverimento speculativo che da tempo domina e affligge le socioculture europee occidentali contemporanee.

Quanto esaminato aiuta a riconoscerne le cause anche nell’emarginazione del religioso e nel rifiuto della fede. Gli sforzi per eliminare sacro, religione e fede sono falliti. Hanno, però, attenuato o soffocato elementi spirituali e morali, essenziali per le persone, necessari all’umanità e indispensabili alla sopravvivenza della specie. (Fine del Capitolo 7°)


Note:

64) G. Lafon, Essai sur la signification du salut, Paris 1964; Schmitz, Filosofia della religione, cit., 100-106.

65) F. Santoro, La comunità condizione di fede, Milano 1977; Schmitz, Filosofia della religione, cit., 106-107; K.O. Apel, Comunità e comunicazione, Torino 1977.


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia - Argomenti trattati nel capitolo 7°)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

martedì 13 marzo 2012

Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione


Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


29. Fede e ragione: radici, motivazioni, finalità


Nel paragrafo precedente abbiamo rilevato che senza sofferenza, inquietudine, passione della ricerca, l’uomo congela la propria vita e soccombe alla “malattia” mortale. Tale ricerca, però, procede per “approssimazioni successive”, parziali e lente.

I termini: religione, religioso, religiosità sono presenti in ogni lingua, ma le sole analisi etimologiche e linguistiche non ne svelano l'essenza. Nell’antichità, S. Agostino, nel De vera religione, collegò la religione alla verità, sostenendo che, essendo riconoscimento e adorazione dell’unico vero Dio, la religione vera può essere soltanto una.

Nel medioevo non si rileva una particolare attenzione al concetto di religione. Essa si riaccese di nuovo, invece, nel rinascimento. Modernità e illuminismo, infine, si distinsero per la volontà di “emanciparsi” dalla religione e la fede cristiana. La religione fu ridotta a un insieme di problemi, limitata in modo razionalistico a questioni “private", prive di espressioni visibili e separate da ogni manifestazione esteriore, civile, culturale e politica.

La lotta contro le religioni storiche si fece molto serrata. Secolarismi, laicismi e scientismi si sforzavano di ridurre la religione a: mero sentimento individuale, illusorio e indefinibile; frutto e causa di mistificazioni; oggetto di proiezioni immaginarie o alienazioni.

Questi genericismi negativi non erano finalizzati alla sua conoscenza ma al suo discredito. Il progetto era di provocarne la fine o di ridurla a mero epifenomeno e sottoprodotto pseudo-culturale (63).

Nonostante tutte le opposizioni attuate per secoli, dalla modernità ai nostri giorni, il confronto critico fra fede, religione, ragione e razionalità non è mai cessato. Nel XX secolo, epistemologia e filosofia della scienza hanno dimostrato che nell’impegno della ricerca, intervengono elementi, accadono eventi, s’impongono leggi e operano forze che accomunano fede, religione, scienza e ragione (64).

Poiché le ricerche avvengono in un universo segnato da contingenza e caducità, devono sempre: trascendere i fenomeni apparenti; misurarsi con realtà non immediatamente evidenti o sconosciute; elaborare pensieri ardui e improbabili; opporsi ai propri dogmatismi e ideologismi; non cedere alle preclusioni scientiste; riferirsi anche a fondamenti e riconoscere l'ultimità.

Per poter attuare tutto ciò, i ricercatori devono rispettare le differenze significative di ogni disciplina, riguardanti le radici, motivazioni e finalità.

Solo a queste condizioni e in questo contesto potranno affrontare i temi: della conoscenza autentica e delle sue condizioni (gnoseologia, criteriologia); dell’approccio corretto ai problemi esistenziali ed ai vissuti (antropologia); dell'assoluto come spiegazione dell'esistenza del mondo (metafisica, ontologia, teologia naturale). (Continua)


Note:

63) K.H. Weger, La crítica religiosa en los tres últimos siglos, Barcelona 1986; Schmitz, Filosofia della religione, cit., 87-97.

64) Per le dimostrazioni di questi aspetti cfr G. Gismondi, Fede e cultura scuentifica, Bologna 1993, cap. 11, 173-187; Id., Scienze della religione e dialogo interreligioso, Bologna 1994, 15-26; Id., Scienza, coscienza conoscenza. Saperi e cultura nel 2000, Assisi, 1999, 61-73, 99-107, con relative bibliografie.


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia 30. Verità smarrita e uomo impoverito: come uscirne?)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)

lunedì 12 marzo 2012

Gualberto Gismondi,Linguaggi: religione, arte, filosofia

Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia


28. Filosofia e religione: “soglia” e “zattera


Nel paragrafo precedente abbiamo teerminato la riflessione sui rapporti fra fede e ragione, credenti e non credenti, accennando al fatto che l’attuale ateismo somiglia sempre più a un agnosticismo (62). Il non-credente, che non si sottrare alle sfide del mistero, rende difficile chiarire se sia ateo o agnostico.

Alcuni considerano agnostici anche i credenti che, nell’attuale cultura, di fronte al mistero o ai problemi più elevati, si accontentano di una fede facile e a buon mercato. B. Forte considera due atteggiamenti possibili ai credenti e ai non-credenti.

Il primo è quello di quanti pensano, riflettono, si pongono domande vere, vivono le tensioni e affrontano le sofferenze della ricerca. Il secondo è quello di quanti non pensano mai la propria posizione o hanno smesso di pensarla. Un dialogo autentico può avvenire solo fra i primi che cercano con fatica e pensano con sofferenza.

Di qui l’interrogativo: sono autentici quanti, credenti o non-credenti, sostengono ideologismi e dogmatismi, o vivono senza passione né inquietudine, estranei a ogni sofferenza e fatica? Che ne è veramente della loro fede o non-fede, religiosità o irreligiosità?

Solo l’autenticità pone le persone sulla stessa soglia. L’immagine della soglia esprime efficacemente quest’aspetto o condizione umana. Vi è pure un’altra immagine, per esprimere un altro aspetto egualmente significativo: la zattera.

Essa avanza sempre, nel rischio d’infrangersi sulla sponda estrema del mare. Il mare del dolore e della morte. Si tratta, tuttavia, di prime impressioni, di superficie, ferme alle apparenze, per le quali queste immagini servono come primo approccio.

Quando, però, approfondiamo maggiormente lo sguardo, scopriamo che, senza dolore e senza morte svanirebbe pure ogni interrogativo fondamentale per la vita e la dignità della persona umana. Sofferenza e morte riaprono sempre il problema del senso della vita e riguardano tutto: persone, vita, pensiero, mondo.

Dolore e sofferenza forse rivelano l’uomo a lui stesso, ancora più della morte. Il riconoscimento della tragicità delo dolore e della morte fa scoprire la serietà e autenticità della vita. La persona diventa autentica se non si nasconde né cerca di dimenticare tutto ciò, ma cerca sempre di scoprire o dare senso al vivere ed esistere.

Per questo, ognuno deve cercare i pensieri, le parole e le azioni che vanno oltre l’orizzonte che alcuni, fermandosi solo alle apparenze, credono ultimo. L’uomo, sempre spinto dal desiderio e dalla nostalgia, lo ammetta o no, è sempre un pellegrino verso la sua patria, che è l’Oltre e il Tutt’Altro,

Solo riconoscendo ciò può sanare la propria “malattia mortale”, la perenne illusione che su questa terra possa raggiungere ogni meta, saziare ogni desiderio, affrancarsi da ogni inquietudine e passione. (Continua)


Note:

62) Roncalli, Tra atei e credenti basta il pensiero, cit., 26; Forte, Una teologia per la vita, cit.


(Prossimo testo: Cap 7°. Linguaggi: religione, arte, filosofia 29. Fede e ragione: radici, motivazioni e finalità)


(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)