Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti
5. Secolarità: pubblico, privato, interiore
I dubbi sul potere di salvezza, redenzione e rigenerazione delle scienze, la tecnologia e le ideologie risorsero in seguito ai grandi sconvolgimenti del secolo XX (guerre, dittature, rivoluzioni, campi di stermino, genocidi, disastri nucleari ed ecologici ecc.).
Con gli orrori e imbarbarimenti di tale secolo, declinarono anche gli entusiasmi per l’inarrestabile progresso umano che avevano precipitato la "qualità della vita umana" ai gradini infimi della storia. Divenne impossibile negare i mali prodotti a persone e società dall’idolatria tecnoscientista, fonte di degrado di popoli e culture.
L'epistemologia dimostrava che le asserzioni elaborate per esprimere le conoscenze attinte alle tecnoscienze, sono parziali, provvisorie, congetturali e confutabili. Le filosofie fenomenologiche ed ermeneutiche mostravano che le scienze non possono pronunciarsi su significati e valori umani, né trattare o risolvere problemi etico-morali. Questi, tuttavia, segnano sempre gli aspetti più importanti e decisivi per le persone e la vita umana.
Le grandi tragedie mondiali del secolo XX fecero accusare il pensiero e le attuazioni moderne di: disumanizzare persone e società; produrre devastazioni ambientali; distruggere la natura.
A queste critiche si unirono anche le accuse contro le mitologie e utopie della modernità: crescita continua e illimitata; evoluzione; progresso cumulativo; sviluppi incessanti; benessere per tutti; autonomia e libertà dei popoli ecc.
Dalla metà del 1900 queste idee furono lette come tragiche illusioni e minacce incombenti di ulteriori fallimenti. I vantati ideali e le certezze assolute dell'uomo moderno si dissolvevano.
Contemporaneamente, analisi più positive invitavano ad apprezzare l'era moderna, per aver distinto e fatto emergere le competenze specifiche e le autonomie legittime che presiedono ai diversi settori della vita umana: società, cultura, economia, politica, sicurezza sociale, assistenza sanitaria, educazione ecc.
Non si percepiva ancora, tuttavia, che queste indiscutibili attuazioni positive possono essere sempre insidiate e compromesse dall’oblio, l’emarginazione o la negazione dei valori, finalità, motivazioni etiche e i riferimenti religiosi.
L’opinione di dovere-potere prescindere da essi si dimostrava infondata e inconsistente, come la teoria della "secolarizzazione" ormai in pieno declino. Anche questa, al suo primo apparire era stata accolta trionfalmente. Nonostante questi insuccessi, scientismo e laicismo rimasero ideologie egemoniche con un preciso programma riguardo alla religione.
Se ne doveva accelerare la fine, continuando nei tentativi di eliminarla, emarginarla da ogni settore “pubblico” e limitarla al solo settore “privato” e alle espressioni puramente “interiori”.
La sociologia dimostrò, invece, che i tentativi di secolarizzare sono dannosi per socioculture e istituzioni, impoverendole e privandole degli elementi antropologici più rilevanti e di quelli etico-morali più significativi (8). (Continua)
Note:
8) J.A. Beckford, Religion and Advanced Industrial Society, London 1989; Id., Postmodernity, High Modernity and New Modernity: Three Concepts in Search of Religion, in K Flanagan, P.C. Jupp (a cura), Postmodernity, Sociology and Religion, London 1996, 30-47; P. Heelas (a cura), Religion, Modernity and Postmodernity, Oxford 1998.
(Prossimo testo: Cap 8°. Critica alla religione: problemi e dibattiti 6. Critiche alla religione e “tribolazioni dell’io”)
(Da Gualberto Gismondi, Fede, religione, ragione)